Album
Vie
2025Pop · Musica
Il suo quinto album celebra l’ingegnosa decadenza anni ’80: “Per me la creatività è amore”.
Tracks
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About this album
“I believe the weirdest ones survive” [Credo che le persone più eccentriche siano quelle che sopravvivono], canta Doja Cat in ‘Stranger’; un verso che riflette la sua traiettoria imprevedibile e al contempo incarna una ballata scintillante all’insegna della diversità in amore. Con il suo terzo album, Planet Her (2021), l’artista ha completato la metamorfosi da eccentrica star virale del web a vera e propria popstar rap. O quasi: eterna anticonformista, Doja Cat (all’anagrafe Amala Dlamini) ha annunciato all’inizio del 2023 che avrebbe abbandonato il pop. Pochi mesi dopo, il quarto album, Scarlet, ha messo in mostra le sue doti rap con brani taglienti, rifiutando i codici del successo mainstream; ma quando l’anno scorso ha iniziato a immaginare il quinto album, il pendolo ha oscillato nella direzione opposta. “Credo che mi piaccia parlare d’amore”, confida a Zane Lowe di Apple Music. “E penso anche che la musica sia uno spazio per raccontare l’amore in tutte le sue forme”.
In Vie (che in francese significa “vita”, ma richiama anche la pronuncia del numero romano V), Doja arriva a bordo di una DeLorean con un suono e uno stile del tutto rinnovati. Sapientemente radicato nella decadenza degli anni ’80, l’album ravviva brani su love bombing e infatuazioni con drum machine frenetiche, linee di basso incisive e persino qualche assolo di sax. Evoca i Queen in ‘AAAHH MEN!’: un’ode ironica alle frustrazioni e ai piaceri provocati dagli uomini, e porta il new jack swing negli anni 2020 con il singolo principale ‘Jealous Type’. Inevitabilmente, quella che lei stessa definisce “quell’atmosfera un po’ kitsch delle storie d’amore anni ’80” l’ha condotta al primo incontro con il maestro della nostalgia pop, Jack Antonoff. “Il tentativo di parlare di qualcosa di personale creando al tempo stesso qualcosa di nuovo, e poi la scoperta di una persona nuova”, racconta a Lowe della loro collaborazione. “Tutto si è svolto con grande naturalezza”.
Più leggero rispetto all’album precedente, Vie gioca con un’estetica volutamente kitsch e ironica e con temi frizzanti: un brano in stile R&B retrò, travolgente e un po’ scomposto, che racconta le illusioni romantiche: la luna di miele finisce quasi subito dopo essere iniziata (“I know it could be a blast to just pop out a baby/We’re so very silly, getting married in Vegas” [So che potrebbe essere pazzesco avere un bambino/Siamo così folli da sposarci a Las Vegas]). Ma l’eccesso di esuberanza non impedisce alla musica di scavare in profondità. “Questo album è nato dalle mie sedute di terapia e dal mio impegno ad andarci due volte a settimana”, racconta. “E dall’imparare a conoscere l’esperienza umana e come funziona il nostro cervello, consciamente e inconsciamente”. Nel frattempo, ha affinato le sue abilità canore; basta ascoltare i virtuosismi verso la fine di ‘Jealous Type’. “Sento di poter fare molte cose che prima non riuscivo a fare”, spiega. “È una versione più evoluta e matura di tutto ciò che faccio fin dall’inizio”.
A parte il romanticismo patinato, l’amore si manifesta in modi diversi. “Per me la creatività è amore”, racconta Doja a Lowe. “Per amore si rischia molto. E quando ami davvero ciò che fai, a volte questo significa affrontare esperienze un po’ scomode e spaventose. Ma non importa, perché l’amore per quella cosa è enorme”.